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venerdì 27 febbraio 2009

Caparezza, Bonobo Power: La scimmia è l'evoluzione dell'uomo



Grazie alla canzone di Caparezza Bonobo Power tratta dal recente album le dimensioni del mio caos ho scoperto lo straordinario comportamento delle scimmie Bonobo, tra le tante cose positive, esse sono molto pacifiche e non fanno discriminazioni sessuali.

In alto potete ascoltare il bellissimo pezzo mentre qui sotto il testo ed ulteriori informazioni:

Vive in comunità estremamente pacifiche in cui maschi e femmine hanno pari diritti e dignità non sa cosa sia la competizione e condivide le risorse con tutti in maniera equa non conosce la guerra l'assassinio e la violenza, insomma stando a come si comporta il Bonobo: la scimmia è l'evoluzione dell'uomo.

Per il bonobo il sesso è alla base dei rapporti sociali, si accoppia sia con etero che con omosessuali davanti a cibo i bonobo prima fanno un orgia e dopo mangiano senza mai litigare il bonobo non è aggressivo è sessualmente appagato, non discrimina il diverso non va al family day...la scimmia è l'evoluzione dell'uomo.

RITORNELLO:
Bonobo Power evolvin society we improve the community and human eat the banana
bonobo power abscence of authority no more cruelty we just play and come with love and human sucks.

Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale i bonobo dello zoo di Hellabrunn morirono di spavento alle altre scimmie non accadde nulla, il bonobo è stato cacciato, sterminato, censurato il bonobo è una pericolosa alternativa sociale dimostra che in natura esiste l'omosessualità e che l'uomo è aggressivo perchè sessualmente represso e soprattutto che l'unico vero modo per vivere in pace è giocare mangiare ed accoppiarsi alla faccia di religiosi, intellettuali e politici ben pensanti.


RITORNELLO:
Bonobo Power evolvin society we improve the community and human eat the banana
bonobo power abscence of authority no more cruelty we just play and come with love and human sucks.


Approfondendo il discorso su queste scimmie il cui nome scientifico è Pan Paniscus, ho letto delle cose veramente interessanti che vorrei condividere con voi:

Sulla sponda destra del fiume Congo, diffusi in una vasta area che va dalla Guinea fino alla Tanzania, vivono gli scimpanzé comuni; sulla sinistra, confinati in un'area limitata della foresta del Congo, ex-Zaire, gli scimpanzé alternativi: ovvero, i bonobo.

Entrambe le specie sono molto vicine all'uomo: da un punto di vista genetico, è molto difficile dire quale delle due si avvicini di piú alla nostra. Ma se tra gli scimpanzé, di fatto, si osservano tutti i difetti e le esasperazioni della natura umana, i bonobo sembrano invece adatti, come simbolo, a indicarci una possibilità diversa.

Gli scimpanzé comuni conoscono infatti la sopraffazione, l'arroganza e l'assassinio: benché si tratti di creature sostanzialmente intelligenti e sensibili, capaci di sentimenti e commozione, nella loro società le vessazioni e le violenze sono comuni, più o meno quanto tra gli esseri umani. Gli scimpanzé ben conoscono la prepotenza dei maschi sulle femmine, quella degli individui dominanti su quelli di rango inferiore, o le autentiche battaglie etniche e territoriali tra gruppi diversi; devono fare i conti, qualche volta, anche con l'infanticidio, la tortura e la guerra. Non si vuol dire, con questo, che tutti gli scimpanzé siano violenti; ma senza dubbio è un fatto che per loro, come per noi, questi istinti non siano estranei.

I bonobo hanno scelto un'altra via. La loro comunità è infatti libera, allegra, e del tutto pacifica. Mai è stato osservato un bonobo uccidere un suo simile. Mai è stato visto un adulto comportarsi in modo aggressivo con un piccolo, che fosse o no un suo familiare stretto. Nessun maschio compete ferocemente con gli altri per il possesso di una femmina; del resto, nessuna femmina accetterebbe di porsi come passivo premio in palio per il vincitore. E soprattutto, i bonobo hanno collaudato una tecnica efficacissima per risolvere conflitti e tensioni: riderci sopra facendo l'amore.

Il bonobo è forse l'unico animale, oltre all'uomo, a fare sesso ogni volta che lo desidera, indipendentemente dall'istinto riproduttivo e dalla fertilità della femmina. Ma per questi nostri disinvolti cugini il sesso non è una componente specifica dell'esistenza, separata dal resto: esso permea qualunque aspetto della loro vita, assumendo un ruolo di primo piano in ogni forma di rapporto sociale.

I bonobo fanno sesso per capirsi, per consolarsi, per far pace dopo un litigio, per rilassarsi dopo un'impresa faticosa; fanno sesso anche senza arrivare ai rapporti completi, inventandosi una gamma incredibilmente fantasiosa di giochi erotici e carezze audaci; lo fanno sia eterosessuale sia omosessuale, in coppia, da soli o in gruppo; lo fanno per incoraggiamento, per amicizia, o per gioco. I maschi stemperano con gesti e contatti erotici la tentazione di aggredirsi e di competere tra loro; le femmine cementano con abbracci e strofinamenti molto espliciti i loro forti legami di sorellanza morale, che sono alla base dell'equilibrio del gruppo.

Tra i bonobo, nessun maschio è sicuro di quali siano i figli propri; nessun maschio, quindi, aggredisce o molesta i piccoli, e tutti sono disposti ad aiutare e a difendere qualunque cucciolo del gruppo. Maschi e femmine si muovono insieme, in assoluta parità, formando piccoli gruppi per andarsene in cerca di cibo durante il giorno; poi si riuniscono per passare la notte tutti vicini, su rifugi costruiti sugli alberi, in una grande comunità che può contare anche più di cento individui. Se due gruppi diversi si incontrano e puntano allo stesso albero da frutta, invece di combattersi si accolgono e fanno amicizia attraverso contatti sessuali, e poi si spartiscono il cibo in pace. Non si vuol dire che i bonobo non litighino mai: ma lo slancio fortissimo verso la collaborazione e la condivisione delle risorse riesce sempre a smorzare ogni scontro, e a evitare che gli screzi degenerino in modo cruento.

Fare l'amore, non la guerra, quindi: vista la straordinaria capacità dei bonobo di mantenersi pacifici e rilassati, sembra che il consiglio funzioni!

Maschi e femmine sono quasi uguali nelle dimensioni e nella forza fisica; gruppi di individui dello stesso sesso - le femmine molto più dei maschi - stabiliscono forti legami di alleanza e collaborazione tra loro, ma questo non sfocia mai nella contrapposizione o nell'astio tra i due sessi. Al contrario, i fortissimi legami tra madri e figli, che si mantengono per tutta la vita, anche quando il figlio è adulto, influenzano i rapporti tra maschi e femmine più di ogni altro fattore: è la gerarchia che si stabilisce tra le femmine a guidare quella dei maschi, e sono i figli delle madri più autorevoli a guadagnarsi ruoli di rispetto tra i loro compagni.

Agli occhi umani, la cooperazione e l'affetto tra maschi appariranno naturali, perché di norma i maschi del gruppo sono tutti consanguinei stretti; ma i legami ancora più forti che si stabiliscono tra le femmine possono invece stupirci, dato che le femmine adulte di una stessa comunità non sono quasi mai imparentate tra loro. Solitamente, infatti, per evitare eccessivi incroci tra consanguinei, le giovani femmine che si avvicinano all'età fertile migrano verso altri gruppi; là ricominciano da capo ad allacciare rapporti sociali, prima con le femmine più anziane e poi con i maschi, sempre usando il sesso e la cooperazione come linguaggi privilegiati. Soltanto dopo qualche anno, e soprattutto dopo aver messo al mondo il primo figlio, saranno integrate appieno nella nuova comunità; se le alleanze tra maschi sono, in qualche modo, innate, possiamo dire che quelle femminili sono ricercate e costruite apposta, con pazienza, con forza e con decisione.

I bonobo smentiscono clamorosamente l'idea che guerra, sopraffazione e legge del più forte siano iscritte indelebilmente nella "nostra natura". Se le due specie a noi più simili, apparentemente quasi uguali tra loro, hanno comportamenti così diversi, vuol dire che il ventaglio delle possibilità è molto ampio, e che da ogni esempio può valere la pena di imparare qualcosa!


Beh che dire, grande Caparezza, straordinari i Bonobo e FATE L'AMORE E NON FATE LA GUERRA! Ripeterò sempre che l'uomo ha tantissimo da imparare dagli animali e non deve neanche sentirsi superiore a loro.

Qui sotto un video molto interessante sui rapporti sessuali dei Bonobo:

martedì 3 febbraio 2009

Perdita di fertilità nei maschi in aumento, studi al riguardo

Che la fertilità dell'uomo stia diminuendo con il tempo a causa dell'inquinamento è un dato di fatto ma sono ancora più preoccupanti gli ultimi studi al riguardo, ecco cosa ho trovato sul blog di Montanari:

Due studi, uno condotto in Francia e l'altro in Danimarca, hanno come conclusione comune il peggioramento della qualità dello sperma.

“Abbiamo deciso di procedere con l'analisi dei nostri dati, che riguardavano più di 1300 uomini e l'idea iniziale era quella di affermare che non c'era alcuna modificazione nella qualità dello sperma per poi poter dimostrare che in 20 anni, in una città come Parigi non ci sarebbero stati cambiamenti importanti.”.

I donatori parigini costituiscono una popolazione omogenea, in quanto hanno tutti almeno un figlio. Le loro cartelle, documentate in maniera scrupolosa, sono tutt'ora conservate negli archivi del centro.

Grazie alla precisione dei dati, questa ricerca diventa un punto di riferimento a livello mondiale. Le conclusioni sono a dir poco sconvolgenti: in un lasso di tempo di 20 anni, l'abbassamento degli spermatozoi dei parigini ha quasi raggiunto il 40%, in altre parole -2% all'anno.

Se in Francia, Pierre Jouannien non ha ottenuto i mezzi per proseguire le sue ricerche - “contare gli spermatozoi non è scienza”, questa la risposta del ministero - in Danimarca le autorità prendono la faccenda sul serio, in quanto se la diminuzione continua, viene messa in discussione la capacità di una popolazione a riprodursi.

Dal 1996 i danesi hanno lanciato un programma di osservazione di 400 coscritti all'anno. I risultati non sono affatto rassicuranti: 1 giovane danese su 5 ha una quantità molto debole di sperma qualitativo, così debole da alterarne la fertilità.

Osservate lo sperma di questo giovane donatore e paragonatelo allo sperma di miglior qualità alla fine di questo video:


Gli spermatozoi sono meno numerosi, hanno una minore mobilità e alcuni di essi presentano due teste.

Estratto n. 2

Se alcuni prodotti chimici possono agire come ormoni per gli uomini, le conseguenze non sono da sottovalutare. Nella natura troviamo residui di contaminanti di ogni sorta. Possono questi avere effetti sull'intero ecosistema?

Tyron Hyze è un esperto sugli anfibi riconosciuto a livello mondiale. Le rane vivono in vari ambienti: in paludi, ruscelli e fiumi, in zone protette ma anche in luoghi sottoposti ad un'agricoltura intensiva.

Su richiesta del gruppo farmacologico Singenta, Hyze ha testato sulle rane gli effetti del loro erbicida più venduto al mondo, l'atrazina. Nel laboratorio dell'università di Berkeley in California, Hyze ha esposto i girini a basse dosi di atrazina, dosi identiche a quelle che si possono trovare nell'ambiente.

“La prima volta che abbiamo fatto l'esperimento, il mio tecnico è venuto a portarmi i risultati e non potevo credere ai miei occhi. Ho riorganizzato i dati in modo che non avesse più alcun riferimento sull'identità dei campioni e gli ho detto di ricominciare. Ha rianalizzato i dati e i risultati erano identici. Abbiamo chiesto in seguito ad alcuni studenti di rifare l'esperimento e abbiamo ottenuto le stesse conclusioni ripetutamente.
A quel punto ho cominciato a crederci.”.

I maschi di rana esposti all'atrazina sono diventati ermafroditi: i testicoli contengono ovuli. La ricerca è riportata sul New York Times e scatena un'evidente controversia, in quanto le dosi utilizzate da Hyze sono considerate inoffensive.

Il gruppo Singenta contesta l'esito della ricerca e si rifiuta di finanziare Hyze. E mentre altri ricercatori tentano di riprodurre i test in laboratorio, Hyze continua a prelevare campioni sul territorio. Su scala mondiale gli anfibi sono in diminuzione, più della metà rischia l'estinzione e nessuno è a conoscenza del perchè.

Dopo aver percorso migliaia di chilometri e qualche centinaia di paludi, Tyron Hyze trova le risposte che cercava.





Estratto n. 3

Da anni i residui di pesticidi sono stati oggetto di ricerche sui perturbatori endocrini. Possiamo comunque affermare che siano essi i soli responsabili?

Come spesso accade in ambito scientifico la risposta a questa domanda è apparsa in maniera del tutto accidentale. Un incidente di percorso ha dimostrato che i perturbatori endocrini hanno invaso la nostra quotidianità e che sono presenti dove mai nessuno avrebbe pensato che esistessero.

Hanna Soto e Carlos Sonnenschein sono biologi. Lavorano su di un tipo di cellule cancerogene. Affinché queste cellule prolifichino, i biologi le hanno esposte ad estrogeni, ovvero ormoni femminili.
Un bel giorno, Hanna e Carlos hanno scoperto che anche le cellule di controllo hanno iniziato a moltiplicarsi.

“Fu come se tutte le cellule fossero state esposte agli estrogeni, anche quelle che abbiamo lasciato volontariamente inesposte. Non riuscivamo a capire, così abbiamo ricominciato da capo e abbiamo ottenuto lo stesso risultato.
A quel punto capimmo che qualcosa di anormale stava accadendo.”

Ci vollero mesi di ricerca per scoprire la chiave dell'enigma: la contaminazione proveniva dall'uso di un tubo di plastica. La plastica, un materiale considerato inerte, conteneva un componente che agiva come un ormone femminile ed è questo componente che ha provocato la proliferazione delle cellule cancerogene.

“La nostra prima reazione fu di sorpresa. Più tardi abbiamo capito le conseguenze della nostra scoperta: se, per esempio, questa plastica è contenuta in un tubo di laboratorio, può essere allo stesso modo presente nei biberon, e questo vuol dire che i neonati sono esposti ad ormoni.”

Prodotti detergenti, imballaggi di conserva, bottiglie di plastica, biberon... Soto e Sonnenschein hanno effettuato test su di un centinaio di oggetti usati quotidianamente e hanno trovato molecole chimiche ad effetto ormonale come, ad esempio, il bisfenolo A o il nonilfenolo. Queste sostanze sono presenti in quantità scarsa, troppo scarsa, secondo quelli che screditano la ricerca, per produrre effetti.

In tossicologia esiste una regola d'oro: è la dose a costituire il veleno. In altri termini, il prodotto diventa tossico solamente a partire da una certa quantità. Al di sotto di questa soglia, la sostanza è inoffensiva.

Molti ricercatori sostengono che questa regola non si applica nel caso dei perturbatori endocrini e ribattono dicendo che non è la dose a fare la differenza, ma il momento e la durata dell'esposizione.

In che modo gli ftalati si ritrovano nel sangue umano?

“Non abbiamo mai analizzato un campione biologico che non contenga ftalati. Sangue, latte materno, urine... Non abbiamo trovato nemmeno una persona che non sia stata esposta agli ftalati. Una delle fonti principali di questa sostanza sono i cosmetici, come, ad esempio, le creme che, ogni mattina, le donne si spalmano sulla pelle.”.

Dove vanno gli ftalati contenuti nei prodotti cosmetici? Restano nell'organismo o vengono smaltiti rapidamente?

Per rispondere a questa domanda, il gruppo di ricerca di Skackelbach ha appena realizzato uno studio unico al mondo. Tutti i giorni e per un periodo 2 settimane, 26 uomini di giovane età sono stati ricoperti di creme cosmetiche dalla testa ai piedi.

La prima settimana è stata utilizzata una crema di base, la seconda settimana una crema contenente 2 ftalati ed un paraben di largo consumo. Subito dopo l'applicazione, i ricercatori hanno preso un campione sanguigno per analizzare il tasso di ormoni e la presenza di ftalati e di paraben.

“Se non li volete mangiare, non li dovete neanche mettere sulla pelle, perché è nell'organismo che queste sostanze andranno a finire. Mettete un po' di crema che usate abitualmente sul vostro braccio e sul tavolo. La crema che è sul tavolo ci resterà, non evaporerà e non sarà assorbita e dopo 10 minuti sarà sempre lì dove l'avete lasciata. Poi guardate il vostro braccio e accorgetevi che la crema che ci avete messo è sparita. Dove è andata? La risposta è ovvia, e' penetrata nel vostro organismo, poiché non può andare altrove. Quindi quando applicate una crema che contiene ftalati, questi ultimi entrano nel vostro corpo e si ritrovano in grande quantità nel sangue, perchè se vi siete spalmati la crema su tutto il corpo gli ftalati vengono assorbiti in grandi quantità.”

Un'ora dopo l'esposizione si trovano già tracce di ftalati nel sangue. Sebbene gli ftalati siano metaboliti e, cioè, vengano metabolizzati in 24 ore, nel caso in cui la crema sia utilizzata tutti i giorni, l'esposizione risulta permanente.

Qui i restanti video della trasmissione che ha parlato di questi studi:





Molto preoccupante non trovate?

martedì 8 luglio 2008

Batteri e Fagocitosi

Quand' ero piccolo guardavo sempre esplorando il corpo umano e registravo anche le puntate, oggi grazie a YouTube ho potuto finalmente vedere come un globulo bianco mangia i batteri, ecco il bellissimo video:



Vi ricordo che in questo momento nel vostro corpo stanno avvenendo milioni di fenomeni simili...affascinante vero?

Per i più notalgici ecco una puntata del cartone, la digestione:







Questi si che sono dei bei cartoni.

giovedì 27 dicembre 2007

Lezioni di sesso. Il Punto G, A e la prostata



Ieri ho letto che nella prostata si trova la zona più erogena del sesso maschile, infatti in essa troviamo il cosiddetto punto A che si contrappone al punto G della donna.

Per chi non sapesse dove si trova la prostata (o ghiandola prostatica) può vederlo in questo grafico, per completezza ho riportato anche l' apparato riproduttore femminile.


A cosa serve la prostata? a produrre ed emettere il liquido seminale, uno dei costituenti dello sperma, che contiene gli elementi necessari a nutrire e veicolare gli spermatozoi.
Il cancro alla prostata è il più frequente nel sesso maschile, recenti studi hanno dimostrato che avendo almeno 20 eiaculazioni in un mese (sia tramite rapporti sessuali che tramite masturbazione) se ne riduce il rischio di tumore.

In alto potete vedere un divertentissimo video che ho trovato tratto da Crozza Italia con la sessuologa Lorena che ci parla proprio di punto G ed A, di come si possono trovare e stimolare.
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