Ieri è stato assegnato il premio Nobel per la pace a Barack Obama, sinceramente non so se sia stata la scelta giusta in quanto di fatti concreti ancora se ne sono visti ben pochi ma spero che questo premio di "incoraggiamento" serva a condizionare in bene le future decisioni del presidente americano, in fondo tutto il mondo è come se fosse nelle sue mani.
Oggi comunque, più che su questa notizia, volevo soffermarmi proprio sul premio Nobel in se spiegandone la sua storia, ecco quindi cosa ci racconta wikipedia sul suo inventore, una storia decisamente curiosa:
Alfred Bernhard Nobel (Stoccolma, 21 ottobre 1833 – Sanremo, 10 dicembre 1896) è stato un chimico svedese.
È noto per essere stato l'inventore della dinamite e l'ideatore del Premio Nobel.
Discendente di Olof Rudbeck, scienziato e scrittore svedese del XIX secolo (secolo in cui la Svezia era fra le nazioni più potenti del Nord-Europa), nacque in un'agiata famiglia di ingegneri, Nobel ricevette un'istruzione privata in Russia, dove la sua famiglia si trasferì quando era giovanissimo.
Nel 1867 inventò la dinamite, riuscendo a far assorbire la nitroglicerina (inventata una ventina d'anni prima dall'italiano Ascanio Sobrero), da una polvere inerte in modo da renderla maneggiabile. La sua avveduta gestione della scoperta gli consentì in breve tempo di aprire società e laboratori in una ventina di paesi fra cui uno dei più grandi stabilimenti di produzione in Italia ad Avigliana (TO). Assommò la disponibilità di circa 350 brevetti, rendendo il suo gruppo finanziario uno fra i più potenti del pianeta. Ma l'apice del successo coincise con un evento tragico: durante un esperimento esplosivo in una delle sue fabbriche, morì il fratello, e il padre che assisteva all'esperimento, perse le gambe.
Nobel ebbe anche delle velleità letterarie, scrisse infatti un certo numero di poesie e drammi, e pensò anche di dedicarsi esclusivamente a questa attività.
Il 27 novembre del 1895, sottoscrisse il suo famoso testamento, con il quale istituiva quei riconoscimenti che oggi sono noti come premi Nobel. Un anno più tardi morì per una emorragia cerebrale nella sua casa sulla Riviera Ligure, precisamente a San Remo.
Si ipotizza che Nobel istituì il famoso premio omonimo proprio perché si era accorto della terrificante potenza distruttiva della sua invenzione e in qualche modo volle rimediare al "danno" fatto con la premiazione dei personaggi che si erano distinti nelle discipline che in qualche modo sensibilizzano e aiutano l'uomo a vivere in modo più piacevole la propria vita.
Ogni tanto una bella notizia. Cinzia Bottene attivista del movimento No dal Molin che si oppone all'ampliamento della base militare USA di Vicenza è stata ricevuta dal congresso degli Stati Uniti per esporre le ragioni della sua protesta, una cosa impensabile durante l'ammministrazione di Bush, ecco qui il bellissimo racconto di Cinzia tratto dall'articolo del Corriere:
«La verità vera? È che sono un’incosciente totale. Mica altro». Cinzia Bottene, 52 anni, casalinga di Vicenza, ex timida («Da ragazzina camminavo rasente i muri. Ma da quando le mie amiche mi hanno obbligato a salire sul palco a Trento per contestare Prodi, marcio come un treno»), la vorrebbe liquidare lì, tutta la storia. Appena sbarcata dopo un volo Washington-Parigi-Venezia, mentre recupera le valigie al nastro trasportatore, il volto e l’anima del movimento No Dal Molin se la ride con leggerezza. La stessa con la quale da mesi affronta militari e politici. E dell’avventura americana appena conclusa la prima cosa che ti racconta è un particolare da gita scolastica: «Ma lo sai che dormivamo alla Pink House? È la casa delle donne attiviste per la pace. Sono loro che ci hanno ospitate per tutto il periodo e ci hanno aiutato negli spostamenti. Ci siamo divertite da matti. Una sera, per festeggiare, abbiamo cucinato noi la carbonara: un successone».
Cinzia, Laura Bettini ed Emanuele Rivellino (anche loro del No Dal Molin) sono stati ricevuti giovedì scorso, per la prima volta, al Congresso degli Stati Uniti, dalla Commissione Appropriation military construction. «Una eccezione, mi dicono, perché è raro che questo importante organismo, che definisce gli investimenti militari, convochi degli stranieri ». Dopo tre anni di picchetti, manifestazioni, proteste e contestazioni bipartisan, vedersi a colloquio con chi può decidere davvero le sorti della base americana da loro tanto contestata, per la pasionaria di Vicenza e i suoi compagni di viaggio è stata, manco a dirlo, «un’emozione grandissima. Se penso a tutte le porte sbattute e all’indifferenza che abbiamo ricevuto qui in Italia... Lì invece hanno un concetto molto chiaro di democrazia formale: tutti possono e devono dire la loro. E così, anche noi siamo riusciti a farci ricevere. Come? Roba da manuale. Abbiamo chiesto prima un colloquio al presidente della commissione, Sam Farr, un democratico. Poi abbiamo spedito i moduli con i nostri dati e una relazione. Però eravamo convinti di fare una cosa inutile, come quando imbuchi la cartolina per un concorso a premi... Non ti aspetti di vincere. E invece, quando ci è arrivata la lettera di invito col logo del Congresso, ci sembrava di essere in un film di Frank Capra».
Così, giovedì mattina, Cinzia Bottene si è ritrovata davanti alla Commissione finanziamenti militari degli Stati Uniti. Una delle più potenti del Congresso. «Io e Laura per l’occasione abbiamo indossato un tubino nero con filo di perle. Ci siamo ispirate a Michelle Obama... Emozionate? Nella sala accanto stava deponendo Hillary Clinton, e in un’altra ala c’era Obama: inutile dire di no. Ma siamo stati accolti in maniera sorprendente, devo ammetterlo. C’era un grande silenzio quando parlavamo. O meglio, quando parlava Laura, che sa le lingue, ed è stata bravissima. Io l’inglese lo capisco così così, lo parlo peggio. Ho preferito star zitta. E dire che non c’eravamo preparate nemmeno un discorso». Nemmeno una scaletta? «No, giuro. Beh, dopo che per anni parli di certe cose, le sai a memoria. Abbiamo spiegato loro le ragioni per cui non dovrebbero proseguire nel progetto di costruzione della base a Vicenza: il problema della falda acquifera, la eccessiva vicinanza al centro storico. E poi come la decisione sia stata nascosta all’intera popolazione per anni. Alla fine conoscevano il problema a fondo. Per capirci, ora nessuno — anche tra gli americani — potrà più dire di non sapere».
Poche ma mirate le domande dei deputati americani: «Per esempio ci hanno chiesto se cambiando l’architettura del progetto saremmo stati più contenti... Ma gli abbiamo spiegato, nascondendo un sorriso, che non era mica una questione di estetica! Poi hanno voluto sapere come si poneva il governo italiano rispetto a questo caso. E noi giù a dire dell’accordo Bush-Berlusconi, dell’ultimatum di Spogli, e dell’editto bulgaro di Prodi. Li abbiamo stesi. Tanto che i due deputati repubblicani se ne sono stati zitti zitti fino alla fine. Al termine dell’incontro il presidente si è girato verso uno dei membri della Commissione e gli ha detto: contattiamo subito il Pentagono e chiediamo se ci sono spazi di intervento. Capisci? Proprio così».
Tutta un’altra musica rispetto a quando c’era l’amministrazione Bush, secondo Cinzia: «Quando andammo allora, riuscimmo solo a parlare con qualche deputato nei corridoi: ci ascoltavano per dovere, con lo sguardo distratto, la mano al cellulare, e poi una pacca sulla spalle e via. Insomma il cambio di clima, con Obama, si fa sentire. E la nostra vicenda ne è la prova. Se ci fosse stato ancora Bush alla Casa Bianca non ci avrebbero nemmeno ricevuto. Però il potere del Pentagono è ancora fortissimo. Lo percepisci dagli sguardi. Da come molti di loro, alla fine, ci sono venuti incontro e in un orecchio ci hanno bisbigliato: andate avanti, fate bene. Ce la farete». E se ce la faceste davvero? «Avremmo dimostrato che anche le formichine, come ci hanno spesso definito, a volte vincono».
Un buon presidente, appoggiato dalle persone giuste, in quel paese potrebbe essere la chiave trascinante per un bel cambiamento.
L' altro ieri il premio nobel per la pace Al Gore ha appoggiato Barack Obama alla corsa per la presidenza. Si parla anche di un possibile ticket con lui, io da sempre spero che sia così.
In alto potete vedere il video dell' appoggio di Al Gore ad Obama.
Ieri è stata una giornata molto intensa, in tantissimi a Catania sono venuti a firmare nonostante la città era semi deserta per il ponte. Nei prossimi giorni sarà possibile continuare a firmare per arrivare alle 500.000 firme necessarie (non so ancora quante ne sono state raccolte a Catania). Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno firmato ed a quelli che hanno anche lasciato una donazione per supportare i grilli catanesi.
In alto potete vedere uno spezzone dell' intervento di Grillo ieri al V-day che parla dellei basi Nato in Italia, se volete approfondire l'incredibile questione e vedere tutte le basi installate in Italia cliccate qui.
Forse la pace nel mondo di oggi è un' utopia ma comunque non dobbiamo smettere di lottare per averla. L'uomo per sua natura ha sempre bisogno di risorse, energia, potere e ciò purtroppo non è compatibile con la pace in un ormai piccolo pianeta come il nostro ma con un serio impegno di tutti è sicuramente possibile limitare i danni di questa contorta natura umana, useremo questo post per parlare di temi annessi alla pace e per diffonderla tramite i siti e blog con i banner qui sotto (se sapete farlo consiglio di hostare l'immagine nel vostro blog o sito per evitare problemi in caso di malfuzionamenti del mio):
Bandiera pace 120x90
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Simbolo pace 120x120 con interno bianco Non adatto a sfondi neri
Simbolo Pace 120x120 con interno trasparente Non adatto a sfondi neri
Con sfondo nero senza nessuna trasparenza Adatto per tutti i blog
Come prassi di tutte le mie iniziative chi lascierà un commento dopo aver inserito il banner sul proprio sito o blog verrà aggiunto nella lista qui sotto:
Anche Beppe Grillo naturalmente è contro l'ampiamento della base di Vicenza. Ne aveva parlato poco tempo fa sul blog e adesso ha pure fatto un video al riguardo (quello che sta in alto). Convincente quanto Emilio Franzina al consiglio comunale di Vicenza.
In questi giorni è molto accesa la questione sull' ampliamento della base militare americana a Vicenza. In alto potete vedere un grandissimo intervento di Emilio Franzina al consiglio comunale di Vicenza che si oppone fermamente all' allargamento della base militare USA nella sua città. E' proprio un grande, sembra il Berlusconi dell' estrema sinistra (come combattività intendo). Il filmato risale ad un paio di mesi fa. Naturalmente spero tanto che l' ampliamento non avvenga ma per come si sono messe le cose la vedo dura...anzi durissima. Tra la sinistra moderata e la destra non ci sta molta differenza.
Qui sotto, invece, un video della gente comune.
Questo cartellone mi è piaciuto molto:
Usurpano
Suoli
Altrui
Per chi non conoscesse Emilio Franzina:
E' nato a Valdagno il 10 marzo 1948. E' Professore ordinario di Storia Contemporanea nell’ Università degli Studi di Verona nella Facoltà di Lettere e Filosofia. Membro di alcune accademie, è Presidente dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea; lavora molto all’ estero come docente e visiting professor. I suoi interessi spaziano dalle ideologie economiche allo sviluppo capitalistico e industriale, dalla diaristica alla scrittura popolare, dal movimento cattolico a quello socialista fra otto e novecento anche se il suo campo d’ indagine privilegiato, da circa trent' anni a questa parte , sono i movimenti migratori di massa con particolare riguardo alla storia del Brasile e dell’America Latina da un lato e dell’ area regionale veneta e dell’ Italia continentale da un altro. E' anche il capogruppo di Rifondazione comunista al consiglio comunale di Vicenza.
Franzina ha scritto moltissimi libri. Ne cito alcuni:
L’esodo dei rurali dal Veneto (Marsilio 1976)
I Veneti in Brasile (Accademia Olimpica 1977)
Vicenza. Storia di una città (Neri Pozza 1980)
La transizione dolce (Cierre 1990)
Storia dell' emigrazione veneta dall' unità al fascismo (ivi 1991)
L’immaginario degli emigranti (Pagus 1992)
Gli italiani al nuovo mondo. L’emigrazione italiana in America , 1492-1942 (Mondadori 1995)
Casini di guerra. Il tempo libero dalla trincea e i postriboli militari nel primo conflitto mondiale (Gaspari 1999)
Il Veneto ribelle. Proteste sociali, localismo popolare e sindacalizzazione tra l’unità e il fascismo (ivi 2001)
Storia dell' emigrazione italiana (Donzelli 2001-2002)