Ieri il presidente degli Stati Uniti d'America Obama ha tenuto un discorso nel suo studio sul disastro ambientale provocato dalla multinazionale British Petroleum che ha riversato e sta ancora riversando, migliaia di tonnellate di greggio nei mari del golfo del Messico, lui lo etichetta come il più grande disastro ambientale della storia del suo paese ed esorta ad iniziare un lavoro serio e concreto per ridurre la dipendenza del petrolio il prima possibile, è molto ottimista per la riuscita dell'impresa e paragona questa sfida a quella di andare sulla Luna che è stata portata a termine.
Fino ad adesso Obama è stato bravo a parole e ben poco nei fatti (ad esempio non ha ritirato le truppe dall'Iraq), vedremo se almeno questa volta riuscirà a risolvere uno dei più grandi problemi del mondo ovvero ridurre il consumo di combustibili fossili del suo paese che provocano inquinamento, riscaldamento globale, guerre ecc.ecc. Forza Obama il mondo si aspetta tanto da te.
In alto il video del discorso (visualizzandolo nella pagina di Youtube potete anche selezionare la traduzione simultanea dei sottotitoli la quale non è perfetta ma per chi non conosce l'inglese sarà sicuramente molto d'aiuto).
Come probabilmente già saprete in questi giorni si sta consumando uno dei più gravi disastri ambientali della storia ovvero l'enorme fuoriuscita di greggio da un deposito sottomarino della BP nel golfo del messico a circa 100km dalle coste americane, qui una mappa che vi farà capire bene la localizzazinone del petrolio.
In questa vicenda è interessante notare come i media americani non diano spazio alla notizia in maniera molto pronunciata come ad esempio avviene paradossalmente nei nostri giornali vedi repubblica.it e corriere.it che riportano la notizia in primissimo piano cosa che non avviene sul sito NYT dove è attualmente presente solo un trafiletto. Questo potrebbe essere legato al fatto che in futuro il presidente Obama vuole fare altre trivellazioni in mare aperto su evidenti pressioni delle società petrolifere e questo incredibile disastro sta mettendo i bastoni tra le ruote a tutti quindi si cerca di dare meno importanza a questa notizia affinchè Obama non perda tantissimi consensi per questa sua possibile decisione, ovviamente i repubblicani sono sempre stati a favore di ulteriori trivellazioni off shore ma tutti pensavano invece che il nuovo presidente si sarebbe opposto fortemente visti tutti i suoi discorsi ambientalisti.
In ogni caso non pensate che questo disastro non ci riguardi, tutto quell' ecosistema contaminato giungerà presto nelle nostre tavole, i pesci intossicati verrano mangiati da altri animali e così via via l'inquinamento si trasmetterà negli esseri viventi di tutto il pianeta compreso noi che verremo danneggiati permanentemente da questa catastrofe e non pensate che la responsabilità non sia anche degli italiani, lo è ogni giorno per soprattutto quando premiamo sull'acceleratore dell'automobile, ma anche quando accendiamo lo scaldabagno elettrico, un condizionatore d'aria ecc.ecc.
Ogni tanto una bella notizia. Cinzia Bottene attivista del movimento No dal Molin che si oppone all'ampliamento della base militare USA di Vicenza è stata ricevuta dal congresso degli Stati Uniti per esporre le ragioni della sua protesta, una cosa impensabile durante l'ammministrazione di Bush, ecco qui il bellissimo racconto di Cinzia tratto dall'articolo del Corriere:
«La verità vera? È che sono un’incosciente totale. Mica altro». Cinzia Bottene, 52 anni, casalinga di Vicenza, ex timida («Da ragazzina camminavo rasente i muri. Ma da quando le mie amiche mi hanno obbligato a salire sul palco a Trento per contestare Prodi, marcio come un treno»), la vorrebbe liquidare lì, tutta la storia. Appena sbarcata dopo un volo Washington-Parigi-Venezia, mentre recupera le valigie al nastro trasportatore, il volto e l’anima del movimento No Dal Molin se la ride con leggerezza. La stessa con la quale da mesi affronta militari e politici. E dell’avventura americana appena conclusa la prima cosa che ti racconta è un particolare da gita scolastica: «Ma lo sai che dormivamo alla Pink House? È la casa delle donne attiviste per la pace. Sono loro che ci hanno ospitate per tutto il periodo e ci hanno aiutato negli spostamenti. Ci siamo divertite da matti. Una sera, per festeggiare, abbiamo cucinato noi la carbonara: un successone».
Cinzia, Laura Bettini ed Emanuele Rivellino (anche loro del No Dal Molin) sono stati ricevuti giovedì scorso, per la prima volta, al Congresso degli Stati Uniti, dalla Commissione Appropriation military construction. «Una eccezione, mi dicono, perché è raro che questo importante organismo, che definisce gli investimenti militari, convochi degli stranieri ». Dopo tre anni di picchetti, manifestazioni, proteste e contestazioni bipartisan, vedersi a colloquio con chi può decidere davvero le sorti della base americana da loro tanto contestata, per la pasionaria di Vicenza e i suoi compagni di viaggio è stata, manco a dirlo, «un’emozione grandissima. Se penso a tutte le porte sbattute e all’indifferenza che abbiamo ricevuto qui in Italia... Lì invece hanno un concetto molto chiaro di democrazia formale: tutti possono e devono dire la loro. E così, anche noi siamo riusciti a farci ricevere. Come? Roba da manuale. Abbiamo chiesto prima un colloquio al presidente della commissione, Sam Farr, un democratico. Poi abbiamo spedito i moduli con i nostri dati e una relazione. Però eravamo convinti di fare una cosa inutile, come quando imbuchi la cartolina per un concorso a premi... Non ti aspetti di vincere. E invece, quando ci è arrivata la lettera di invito col logo del Congresso, ci sembrava di essere in un film di Frank Capra».
Così, giovedì mattina, Cinzia Bottene si è ritrovata davanti alla Commissione finanziamenti militari degli Stati Uniti. Una delle più potenti del Congresso. «Io e Laura per l’occasione abbiamo indossato un tubino nero con filo di perle. Ci siamo ispirate a Michelle Obama... Emozionate? Nella sala accanto stava deponendo Hillary Clinton, e in un’altra ala c’era Obama: inutile dire di no. Ma siamo stati accolti in maniera sorprendente, devo ammetterlo. C’era un grande silenzio quando parlavamo. O meglio, quando parlava Laura, che sa le lingue, ed è stata bravissima. Io l’inglese lo capisco così così, lo parlo peggio. Ho preferito star zitta. E dire che non c’eravamo preparate nemmeno un discorso». Nemmeno una scaletta? «No, giuro. Beh, dopo che per anni parli di certe cose, le sai a memoria. Abbiamo spiegato loro le ragioni per cui non dovrebbero proseguire nel progetto di costruzione della base a Vicenza: il problema della falda acquifera, la eccessiva vicinanza al centro storico. E poi come la decisione sia stata nascosta all’intera popolazione per anni. Alla fine conoscevano il problema a fondo. Per capirci, ora nessuno — anche tra gli americani — potrà più dire di non sapere».
Poche ma mirate le domande dei deputati americani: «Per esempio ci hanno chiesto se cambiando l’architettura del progetto saremmo stati più contenti... Ma gli abbiamo spiegato, nascondendo un sorriso, che non era mica una questione di estetica! Poi hanno voluto sapere come si poneva il governo italiano rispetto a questo caso. E noi giù a dire dell’accordo Bush-Berlusconi, dell’ultimatum di Spogli, e dell’editto bulgaro di Prodi. Li abbiamo stesi. Tanto che i due deputati repubblicani se ne sono stati zitti zitti fino alla fine. Al termine dell’incontro il presidente si è girato verso uno dei membri della Commissione e gli ha detto: contattiamo subito il Pentagono e chiediamo se ci sono spazi di intervento. Capisci? Proprio così».
Tutta un’altra musica rispetto a quando c’era l’amministrazione Bush, secondo Cinzia: «Quando andammo allora, riuscimmo solo a parlare con qualche deputato nei corridoi: ci ascoltavano per dovere, con lo sguardo distratto, la mano al cellulare, e poi una pacca sulla spalle e via. Insomma il cambio di clima, con Obama, si fa sentire. E la nostra vicenda ne è la prova. Se ci fosse stato ancora Bush alla Casa Bianca non ci avrebbero nemmeno ricevuto. Però il potere del Pentagono è ancora fortissimo. Lo percepisci dagli sguardi. Da come molti di loro, alla fine, ci sono venuti incontro e in un orecchio ci hanno bisbigliato: andate avanti, fate bene. Ce la farete». E se ce la faceste davvero? «Avremmo dimostrato che anche le formichine, come ci hanno spesso definito, a volte vincono».
Leggete un po i primi provvedimenti che Obama sta per mettere in atto:
L'accesso ai documenti federali sarà ampliato. Saranno "congelati" gli stipendi dei collaboratori che guadagnano più di 100.000 dollari all'anno.
"In questo periodo di difficoltà economiche le famiglie americane sono costrette a tirare la cinghia e lo dovrà fare anche Washington per questa ragione saranno congelati gli stipendi dei miei principali collaboratori alla Casa Bianca".
Da oggi in poi saranno sottoposti ai più rigorosi limiti mai avuti sotto un'amministrazione americana. Obama ha annunciato che i membri della sua amministrazione non potranno accettare regali da nessuna delle lobby americane per evitare conflitti di interesse.
"La trasparenza e il rispetto della legge devono diventare la pietra di paragone della mia amministrazione, tutte le agenzie federali devono sapere che a partire da oggi sarà schierata non dalle parte di chi cerca di tenere segreti i documenti, ma dalla parte di chi cerca di conoscerne il contenuto".
Obama ha aggiunto che la norma riguarderà anche il presidente: per tenere informazioni segrete dovrà avere l'avallo del Ministero della Giustizia.
Spero che queste norme mettano in imbarazzo Berlusconi e tutti i politici italiani che non fanno altro che aumentarsi gli stipendi e le auto blu, abolire le intercettazioni, distruggere la giustizia ecc.ecc.
Italia 607.918, USA 75.000, Francia 64.000, Regno Unito 55.000, Germania 53.000, Turchia 52.000, Spagna 42.000, Giappone 31.000, Grecia 30.000 e Portogallo 23.000.
Se consideriamo un costo di 40.000 euro annui per auto blu esse ci vengono a costare 24 miliardi di euro all' anno!!!
Questo scandalo tutto italiano deve finire al più presto!
Per chi se lo fosse perso ecco il video di giuramento ed insediamento di Barack Obama per la presidenza degli Stati Uniti d'America con la traduzione simultanea in italiano:
Per chi volesse ascoltare bene il discorso in inglese senza la traduzione di sopra, ecco il video originale:
Qui anche il testo tradotto in Italiano per chi non disponesse di una connessione a banda larga:
Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l'America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.
E' ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C'è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.
Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra - un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l'unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.
Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.
Siamo ancora una nazione giovane, ma - come dicono le Scritture - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E' venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l'idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose - alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell'Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura. Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn. Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell'America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l'anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell'immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell'America.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare. Lo stato dell'economia richiede un'azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.
Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l'immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall'ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l'autorità della legge e i diritti dell'individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell'umiltà e del ritegno.
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l'Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio "a patchwork" è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l'amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull'Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d'acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l'indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.
Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E' la gentilezza nell'accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E' il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.
Questa è la fonte della nostra fiducia - la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell'anno in cui l'America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l'esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:
"Che si dica al futuro del mondo... che nel profondo dell'inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù... Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo".
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull'orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l'abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.
Se volete vedere il video integrale di tutta la cerimonia di inaurazione del nuovo presidente andate qui.
Ecco il nuovo sito dove potremo seguire l'operato di Obama... http://www.whitehouse.gov :) P.S. A breve farò partire il concorso per il Vaffanculo D'oro 2009. Restate in ascolto ed iniziate a pensare i peggiori politici che abbiamo avuto nell'anno appena trascorso.Qui i vincitori dell' edizione del 2008.
Oggi finalmente dopo una campagna elettorale durata due anni, Barack Obama verrà incoronato Presidente degli Stati Uniti d'America.
Non so se con lui le cose cambieranno molto, ma la speranza ci sta, questa è una prova seria per vedere se con l'attuale sistema politico americano le cose grazie ad un uomo possano cambiare o meno. Una prova per vedere se ancora questo sistema più essere efficace; vedremo se basterà un uomo ad evitare guerre per il petrolio ed altre assurdità, vedremo se servirà rivoluzionare tutto o se basterà un uomo speciale al potere. Obama io spero in te non essere l'ennesima delusione.
Nell'attesa di vederlo in azione, qui il programma della giornata che celebrerà il cambio di presidenza:
Alle 8.00 ora locale (le 14 in Italia) a Washington apriranno i cancelli della Federal Hall per l'insediamento del 44esimo presidente, dove a mezzogiorno in punto, come da tradizione, si chiuderà il capitolo di Bush e si aprirà l'era di Obama. Il presidente eletto giurerà pronunciando le 35 parole previste dall'articolo 2 della Costituzione americana alle quali aggiungerà "so help me God" (che Dio mi aiuti, ndr.) appoggiando la mano sulla Bibbia che fu del beneamato Abraham Lincoln, il presidente che costituisce un modello e fonte d'ispirazione principale per il nuovo inquilino della Casa Bianca: sarà Michelle Obama a sorreggerla.
Il primo appuntamento è alle 8.45 (ora locale, le 14.45 italiane), quando Barack Obama assisterà ad una funzione privata presso la Chiesa Episcopale di San Giovanni, che si trova proprio di fronte alla Casa Bianca, in Pennsylvania Avenue, ed è conosciuta proprio come ''la chiesa dei Presidenti''.
Alle 10.00 (le 16 in Italia) iniziano i festeggiamenti, con esibizioni della banda della Marina Usa e del Coro dei San Francisco Boys and Girls. Alla stessa ora Obama incontrerà alla Casa Bianca il presidente Bush ed insieme si recheranno al Campidoglio per le cerimonie inaugurali, che avranno inizio alle 11.30 (17,30).
L'introduzione è affidata alla senatrice democratica della California Dianne Feinstein. Seguiranno la preghiera del reverendo Warren e l'esibizione di Aretha Franklin. Poi il giuramento del vicepresidente Joe Biden, le performance dei musicisti Itzhak Perlman, Yo-Yo Ma, Gabriela Montero e Anthony McGill.
Alle 12 (le 18), il giuramento di Obama, subito dopo il discorso inaugurale del presidente. Poi, ci sarà la lettura da parte della poetessa afro-americana Elizabeth Alexander di un'ode, la benedizione del reverendo Lowery e l'esecuzione dell'inno nazionale da parte della banda della marina.
Alle 12.45 la scena che tanti attendono da mesi: Obama accompagnerà Bush alla cerimonia e poi, insieme alla famiglia e a quella di Biden, parteciperà ad un pranzo ospitato dal Congresso presso la Capitol Statuary Hall.
Alle 14 (le 20 in Italia) partirà la parata inaugurale, con il passaggio lungo Pennsylvania Avenue e l'ingresso alla Casa Bianca.
Tutta dedicata ai festeggiamenti la serata, cui Barack e Michelle daranno il via con il primo ballo, quello principale: il Neighbourhood Inaugural Ball, che inizia alle 7 di sera (l'1 del mattino) al Washington Convention Center. Aperto al pubblico, è un po' il simbolo dell'impronta "democratica" della nuova presidenza. In serata il presidente pronuncerà un nuovo discorso. Cliccando qui potrete assistere e commentare con altre persone tutto l'evento che inizierà alle ore 14 italiane.
Per questa domenica di video divertenti riporto uno spezzone di Crozza Italia dove il comico genovese nei panni di Walter Veltroni commenta la vittoria di Obama alla presidenza degli Stati Uniti.
Per chi se lo fosse perso vi segnalo un articolo di repubblica che parla di un provvedimento degli Stati Uniti per incentivare l'uso della bicicletta, chi si recherà a lavoro con questo mezzo, incredibilmente ecologico e veloce nei centri urbani, avrà un aggiunta allo stipendio di 20 dollari mensili.
Il provvedimento si chiama Bicycle Commuter Act ed entrerà in vigore nel corso del 2009. I 20 dollari potranno essere richiesti anche da coloro che dimostrano di usare spesso la bicicletta (quindi anche i ciclisti che lavorano sotto casa potranno avere il loro bonus).
Quest' iniziativa, oltre ad ottenere una riduzione dell'inquinamento servirà a contrastare un problema che negli Stati Uniti si fa sempre più preoccupante ovvero quello dell'obesità visto che oltre un americano su quattro lo è. Nel bellissimo film Wall-E, che recentemente sono andato a vedere (un capolavoro a mio parere che va visto assolutamente, ambientato nell' anno 2800), gli esseri umani sono rappresentati come fortemente obesi ed incapaci di compiere anche le azioni più elementari.
Comunque mi sa che purtroppo un simile provvedimento dalle nostre parti sarà ben difficile vederlo...spero tanto si parli molto di quest' iniziativa così' magari anche la Prestigiacomo ci fa un pensierino ma la vedo dura.
In alto trovate un simpatico video che sta diventando molto famoso in rete...orgasmo in bicicletta.
Oggi in America, milioni di persone esprimeranno la loro preferenza per il prossimo loro presidente.
I pronostici sono tutti a favore di Obama vista la politica fallimentare dei repubblicani degli ultimi anni fatta anche di tante menzogne. Un altro fattore che sta incidendo positivamente è la giovane età di Obama e la sua forte apertura al mondo di internet mentre McCain non sa neanche usare il computer. Dal suo sito Obama ha raccolto tantissimi milioni di dollari con cui ha potuto fare un ottima campagna pubblicitaria che l'ha portato fino a dove è adesso ovvero ad essere il favorito alla presidenza.
Qui sotto trovate dei grafici presi da Alexa dove ho paragonato il traffico degli ultimi mesi del sito di Obama e quello del suo sfidante McCain (ultimo dato 31 ottobre):
E' interessante notare come ad ottobre Barack Obama ha continuato a guadagnare terreno sul suo sfidante ed a fine ottobre Alexa rileva un traffico 4 volte superiore quindi, anche da questo dato, direi che le speranze della vittoria del senatore dell'Illinois sono molto buone.
Forza americani, è arrivato il vostro momento, oggi andate a cambiare il mondo!
Non ho trovato nulla di più azzeccato per questa domenica di video divertenti dello spezzone tratto da un nuovo episodio dei Simpson dove Homer va a votare proprio per le elezioni presidenziali che si terranno tra due giorni negli Stati Uniti d'America.
Cliccate su play per sapere a chi è andato il suo voto...
Mancano solo 3 giorni alle elezioni presidenziali americane e Barack Obama fortunatamente continua ad essere sempre in largo vantaggio nei sondaggi, molti personaggi famosi si stanno dando molto da fare per farlo eleggere tra cui anche la mia attrice preferita ovvero Natalie Portman, in alto potete vedere uno dei diversi video che si trovano su YouTube dove Natalie chiede ai cittadini di andarlo a votare.
Qui sotto invece, vi ripropongo il bellissimo video che avevo messo nel blog a marzo dove tanti personaggi famosi cantano a favore di Obama per fargli vincere le primarie e anche grazie al loro contributo Obama è riuscito nell' impresa:
Visto che ho parlato di Natalie Portman concludo il post con una bella chicca, il video del provino che fece per il suo primo film ovvero il bellissimo Lèon quando ancora era solo una bambina ma con un talento da vendere:
Ieri sera, molte televisioni americane di spicco, hanno trasmesso lo spot elettorale di Obama che potete vedere in alto.
Grazie ai soldi raccolti, il senatore dell'Illinois si è potuto permettere un simile investimento, i fondi sono arrivati principalmente tramite il suo sito internet che è molto più visitato rispetto a quello del suo avversario repubblicano McCain. Obama non può e non deve perdere, i sondaggi sono tutti a suo favore, le donazioni, i personaggi famosi e anche molti giornali. L'america sta vivendo un periodo nero ed ha voglia di cambiamento.
Tra 5 giorni, dopo centinaia di anni di discriminazioni razziali un nero si appresta a diventare il presidente degli Stati Uniti d'America quindi uno degli uomini più potenti al mondo.
Vedremo se tutto questo accadrà. Fino a quando non lo vedo non ci credo.
P.S. Sono appena tornato dallo sciopero, domani posto video e foto. Eravamo decine di migliaia!
In questi giorni naturalmente mi occuperò molto frequentemente delle imminenti elezioni presidenziali americane.
Qualcuno finalmente ha caricato su YouTube l' ultimo lavoro di Michael Moore, il film che parla proprio delle elezioni che incita i giovani ad andare a votare di cui avevo parlato un mese fa.
Il film purtroppo non è sottotitolato in italiano...quando metteranno pure quello sarà sempre mia premura segnalarvelo. Potete visionarlo in alto.
Le elezioni degli Stati Uniti d'america sono sempre più vicine. Tra 10 giorni sapremo il nuovo presidente. Intanto per questa domenica di video divertenti vi mostro una recente apparizione di Obama e Mc Cain che scherzano sulla campagna elettorale.
McCain
Obama
E pensare che alle ultime elezioni italiane non c'è stato neanche un confronto tra i due maggiori candidati.
In questo mio vecchio post trovate anche un simpatico siparietto tra George Bush ed il suo imitatore.
Vi scrivo questo post mentre guardo sulla CNN la diretta dello "scontro" tra i due candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti d'America ovvero Joe Biden e Sarah Palin.
L'impressione è che Biden sia soffrendo alla grande Sarah, che personalmente mi sembra più diretta, rassicurante ed incisiva. Inoltre lei guarda dritta la telecamera e parla ai cittadini mentre Biden non la guarda e risponde alla giornalista cosa che mette anche in difficoltà il regista che spesso stacca il primo piano.
Anche la sbarra di gradimento che è possibile vedere durante la diretta (potete vederla negli screeshot che ho fatto) sembra spesso a favore di Sarah.
Sono curioso di vedere cosa diranno stamattina i nostri quotidiani al riguardo...io comunque sono amareggiato da questo vice presidente, avrei preferito Al Gore, sarebbe stato bellissimo un vice presidente premio nobel della pace in carica.
Adesso continio a guardare il dibattito sperando che Joe Biden si riprenda o che la Palin dica qualche assurdità impopolare, certo che è un po strano pensare che una buona parte del futuro del mondo possa dipendere da questo dibattito dove una piccola distrazione può cambiare tutto.
In ogni caso le elezioni si avvicinano manca solo un mese, chi vincerà secondo voi?
L'altro ieri è' uscito il nuovo film di Michael Moore: Slacker Uprising.
Il film ruota attorno all'incitamento verso i giovani ad interessarsi alla politica ed a votare il candidato democratico (non esplicitamente ma è evidente) alle prossime elezioni presidenziali, il documentario sarà scaricabile gratuitamente da internet dai cittadini americani e canadesi e probabilmente noi lo vedremo tra breve sottotitolato su Google video o Youtube.
Michal Moore ha dichiarato: “Non voglio avere un centesimo di guadagno da questo film, l’unico ritorno in cui tutti speriamo è l’affluenza di giovani elettori alle urne più massiccia di sempre”.
Il documentario costato circa 2 milioni di dollari, racconta il viaggio in 60 città in 20 Stati americani in cui Moore ha cercato di spingere i ragazzi al voto alla vigilia delle presidenziali del 2004.
Se nei prossimi giorni lo trovo caricato su internet lo riporterò anche sul blog proprio come ho fatto per il suo capolavoro Sicko.